2.2.4 Tagging e social bookmarking

Con il crescente numero di informazioni presenti sul web è nata l’esigenza di categorizzare le stesse in modo da poterle reperire successivamente. L’introduzione dei tag all’interno delle dinamiche del web 2.0 ha proprio questo obiettivo. Il tag è composto in genere da una o due parole che vengono associate ad una risorsa in modo da descriverla. Tale pratica consente poi una ricerca più veloce delle risorse attraverso una ricerca basata su keyword. Il tag quindi permette ad un individuo di categorizzare un contenuto secondo il suo modo di pensare e non secondo uno schema impostogli. Oggi infatti si parla di folksonomie basate sui tag riferendosi a delle classificazioni che rispecchiano la visione delle informazioni di un individuo. Il concetto di folksonomia si contrappone a quello di tassonomia, termine che si riferisce ad una classificazione gerarchica di concetti che viene imposta a chi la vuole utilizzare. Attualmente i tag sono utilizzati all’interno di molti servizi web quali i siti di social network, siti di multimedia sharing, blog, siti di news dimostrandosi uno strumento che facilita la ricerca delle informazioni da parte degli utenti. All’interno di Flickr, ad esempio, l’uso dei tag si dimostra essenziale per il funzionamento del sito stesso. Trattandosi di fotografie, abilitare una funzione di ricerca risulterebbe difficile avendo a disposizione il solo titolo della foto o il nome del file, ecco allora che il tag serve per definire il contenuto della foto e per permettere agli utenti di individuare le foto inerenti a particolari soggetti o argomenti. In genere i tag utilizzati all’interno dei siti vengono rappresentati attraverso l’utilizzo di una tag cloud, un sistema che raccoglie i tag inseriti dagli utenti mostrando quelli più utilizzati attraverso l’uso di caratteri di dimensioni maggiori (Fig.4).

tag-cloud

L’aspetto più interessante dell’uso dei tag negli strumenti di web 2.0 è che possono essere create delle folksonomie in modo collaborativo. Il principale esempio sono i siti di social bookmarking nei quali gli utenti possono condividere i loro bookmark. In servizi come Del.icio.us l’utente ha la possibilità di salvare una pagina aggiungendo informazioni quali una descrizione, un titolo ed un tag. In questo modo il sito dispone di una serie di link a pagine che vengono classificati dagli utenti in modo completamente autonomo. Nel momento in cui si effettua una ricerca all’interno di un servizio di social bookmarking si ottengono pagine taggate dagli utenti con la parola chiave che si sta cercando, classificate in base al numero di volte che sono state taggate con quella particolare parola.

Anche le aziende hanno iniziato ad utilizzare i tag per classificare i propri documenti intravedendo in questo strumento l’opportunità di offrire una catalogazione delle informazioni in base al modo di pensare dei propri dipendenti, permettendo una nuova forma di navigazione delle informazioni stesse. Naturalmente in ambito aziendale l’utilizzo dei tag, essendo una catalogazione bottom up, non si può sostituire ad una classificazione tradizionale dei documenti e delle informazioni ma può affiancarsi alla stessa in modo da semplificare, in alcuni casi, l’individuazione delle informazioni rilevanti.

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